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 SAN VITO LO CAPO TRANSFERT
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La Riserva dello Zingaro
Lo Zingaro riserva terrestre è tuttavia strettamente legata al mare,Il profilo litoraneo è una alternanza
di alte pareti di roccia che sprofondano nel blu e di insenature dolcemente degradanti verso il mare.
Le calette tutte ciottolose viste dal mare hanno l'aspetto di nicchie più chiare incavate sul fianco delle
muraglie dolomitiche, che entrando da Sud versante Scopello e andando verso Nord prendono il nome di:
Cala della Capreria (foto a sinistra), Cala del Varo (raggiungibile via mare), Cala della Disa o Zingaro,
Cala Beretta, Cala Marinella, Cala Torre dell'Uzzo il cui Substrato calcareo esalta la trasparenza
dell'acqua proprio come un ambiente tropicale.
Erice
La Citta di Erice, dista da San Vito Lo Capo 25 Km Circa, tra le molte bellezze architettoniche del luogo
che, grazie alla vicinanza al mare e all'interesse storico, costituisce un'apprezzata località di soggiorno,
spicca la trecentesca Chiesa Matrice, con pronao del 1426 e interni in stile neogotico ottocentesco.
Sito di antichissime origini, sul quale fenici, greci e romani eressero templi alla divinità dell'amore, ha
assunto nel 1938 l'attuale toponimo, posseduto già in epoca remota, sostituendo quello medievale di
Monte San Giuliano. Percorso apprezzabile e molto romantico è la salita da Trapani verso Erice in funivia.
Segesta
La Città di Segesta fù fondata nel IV° secolo A.C. da alcuni profughi troiani, che fuggiti da Troia e
Dopo Avere attraversato il mare mediterraneo, approdarono nelle coste del trapanese, scegliendo la
Località Oggi chiamata Segesta, Aceste ne fondò la città di cui ne diventò primo Rè. Tra i resti che
Furono Lasciati fino ai nostri giorni, possiamo ammirare Il tempio con le colonne in stile Dorico, il tempio
Non fu mai finito Di costrutire definitivamete a causa della guerra con la rivale Selinunte.
Sullo stesso sito archeologico possiamo ammirare anche il teatro con le gradinate a sette coni o
Settori La datazione della sua costruzione al III° secolo A.C..
Mothia
Mozia fu probabilmente interessata dalle esplorazioni dei mercanti-navigatori fenici, che si spinsero
nel Mar Mediterraneo occidentale, a partire dalla fine del XII secolo a.C.: dovette rappresentare un
punto d'approdo ed una base commerciale morfologicamente molto simile alla città fenicia di Tiro.
Il nome antico in fenicio era Mtw, Mtw o Hmtw, come risulta dalle legende monetali; il nome riportato
in greco è citato anche da Tucidideù[1] e da Diodoro Siculo[2]. Intorno alla metà dell'VIII secolo a.C.,
con l'inizio della colonizzazione greca in Sicilia, Tucidide riporta che i Fenici si ritirarono nella parte
occidentale dell'isola, più esattamente nelle tre città di loro fondazione: Mozia, Solunto e Palermo.
Archeologicamente è testimoniato un insediamento della fine dell'VIII secolo a.C., preceduto da una
fase protostorica  sporadica ed alquanto modesta. Le fortificazioni che circondano l'isola possono  essere
forse collegate alle spedizioni greche in Sicilia occidentale di Pentatlo e Dorieo nel VI secolo a.C. Nel 397
a.C. Dionisio di Siracusa prese e distrusse la città all'inizio della sua campagna di conquista delle città elime
e puniche della Sicilia occidentale; l'anno successivo Mozia venne ripresa dai Cartaginesi, ma perse di
importanza in conseguenza della  fondazione di Lilibeo. Dopo la battaglia delle Isole Egadi  nel 241 a.C.
Tutta la Sicilia passò sotto il dominio romano, ad eccezione di Siracusa: Mozia doveva essere quasi del
tutto abbandonata, dal momento che vi si sono rinvenute solo pochissime tracce di nuova frequentazione,
generalmente singole ville di epoca ellenistica o romana.
Marsala
Nel 397 a.C. la colonia fenicio-punica di Mozia, fiorita 8 secoli prima di Cristo sull'isola di San Pantaleo, a
poche miglia dalla costa della Sicilia sud-occidentale, fu invasa e distrutta dal tiranno di Siracusa
Dionisio I. I superstiti si rifugiarono sulla costa siciliana e fondarono un nuovo insediamento a cui diedero
il nome di Lylibeo, ossia "la città che guarda la Lybia", perché, appunto, Lybia veniva chiamata allora
tutta la costa settentrionale dell'Africa. Lylibeo passò in mano ai romani nel 241 a.C. per divenire uno dei
centri più importanti della Provincia  siciliana: nucleo di scambi e commerci, sede del pretore e del
Questore fu arricchita di ville ed edifici pubblici, tanto da meritarsi l'appellativo di splendidissima urbs
Datole Da Cicerone, questore tra il 76 e  il 75 a.C. Resti di una necropoli ellenico-romana Devastata dai
Vandali all'inizio del V secolo d.C., fu annessa nel VI all'impero di Giustiniano e visse secoli bui, segnati dal
disinteresse di Bisanzio e dalle incursioni dei pirati. L'arrivo nell'VIII secolo degli arabo-berberi sotto il
contiguo monte Granitola segnò anche la ripresa dei Traffici commerciali e l'inizio della rinascita della città,
che fu chiamata Marsa Alī "Porto di Alī" o,forse, Marsa āliyy, "Porto Grande",data la grandezza dell'antico
porto, sito presso Punta d'Alga, o anche Marsa Allāh, cioè "porto di Dio", donde poi il nome attuale.
La crescita economica e demografica portò ad un importante sviluppo urbanistico, improntato al modello
arabo.
Selinunte
Secondo Tucidide, Selinunte fu fondata verso la metà del VII secolo a.C. da coloni greci provenienti da
Megara Iblea. Il sito scelto stava sulla costa del Mar Mediterraneo, tra le due valli del Belice e del Modione.
Ricostruzione della acropoli e dei suoi templi La città ebbe una vita breve (circa 200 anni). In questo
periodo la sua popolazione crebbe fino a raggiungere i 100.000 abitanti.[2] Il nome deriva dal prezzemolo
selvatico (σέλινον in greco) che i coloni vi trovarono in abbondanza. Una pianta di prezzemolo era
raffigurata anche sulle monete coniate più tardi a Selinunte. Fin dalla loro fondazione Selinunte si trovò ad
essere polis di confine del mondo greco verso le popolazioni indigene ed agli insediamenti punici. Inoltre si
trovò spesso in guerra per motivi di confine con Segesta, altra colonia greca. Il primo scontro avvenne nel
580 a.C. e Segesta ne uscì vittoriosa. Nel 415 a.C. Segesta chiese aiuto ad Atene perché intervenisse
contro l'intraprendenza selinuntina supportata da Siracusa. Gli ateniesi presero come pretesto la richiesta di
Segesta e decisero una grande spedizione in Sicilia, assediarono Siracusa ma ne risultarono disastrosamente
sconfitti. Gli scontri si conclusero nel 409 a.C., quando Selinunte fu assediata e distrutta dai cartaginesi,
chiamati anche questa volta dai Segestani. Le forze cartaginesi erano comandate dal generale
Annibale Magone. Selinunte fu successivamente ricostruita da coloni greci e punici; ma nel 250 a.C. Roma
dopo aver vinto la prima guerra punica, distrusse per la seconda volta e definitivamente la città.
Agrigento
Il territorio agrigentino è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano le testimonianze riferibili all'età
del rame e del bronzo, individuate nelle immediate vicinanze della città attuale.
La moneta di Akragas, recante su un lato un'aquila con la scritta Akragas e sull'altro un granchio
(490-483 a. C.) .La nascita della polis è legata allo sviluppo della polis Gela, infatti la città fu fondata nel
581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, a sua volta fondata anticamente da coloni provenienti dalle isole di Rodi
e di Creta, col nome di κράγας (Akragas), dall'omonimo fiume che bagna il territorio.
La fondazione di questa polis nasce dalla necessità che avvertirono i Geloi (antichi gelesi), circa
cinquant'anni dopo la fondazione della colonia megarese di Selinunte, di arginare l'espansione di questaverso
est; scelsero perciò  di collocare la città tra i fiumi Himeras e Halykos, e le diedero il nome del fiume presso
il quale sorse il centro urbano, al quale la collocazione tra i due fiumi e a circa 4 chilometri dal mare dava
"tutti i vantaggi di una città marittima" (Polibio). La fondazione di Akragas,isolata su una costa non così
visitata da Greci come quella orientale, presuppone una larga frequentazione di quell'area, abitata da Sicani,
da parte di navigatori egei ed una favorevole disposizione dei potenti sicani verso i Greci. Lo sviluppo di Gela
e di Akragas, colonie di Greci dotati di lunga esperienza marittima, è dipeso soprattutto dalla ricca
produzione agricola, specialmente cerealicola, di un territorio le cui estese pianure favorivano anche
l'allevamento dei cavalli; ed il nerbo dei loro eserciti era di fatti la cavalleria, specialità militare tipica delle
aristocrazie greche. Ma la prossimità a grandi vie marine era per loro un'esigenza vitale, come per tutte le
colonie greche, a cui la navigazione assicurava la continuità dei contatti con la madrepatria e l'incremento
degli scambi commerciali, ed equilibrava la sproporzione numerica dei coloni con le popolazioni autoctone
tra le quali essi vivevano.
Palermo
L'area della piana di Palermo e i monti circostanti conservano resti di presenza umana sin dalla Preistoria.
Ne è un esempio l'interno delle grotte dell'Addaura, su un versante di Monte Pellegrino, in cui si aprono
alcune cavità abitate durante il paleolitico ed il mesolitico. All'interno, in cui sono state ritrovate ossa e
strumenti utilizzati per la caccia, si trova un vasto e ricco complesso di incisioni, databili tra l'epigravettiano
finale e il mesolitico, raffiguranti figure antropomorfe e zoomorfe.
Palermo fu fondata dai Fenici con il nome Zyz. Fino a quel momento l'area era stata un emporio commerciale
e base d'appoggio per la Sicilia nord-occidentale. Acquisita una certa importanza commerciale grazie alla
sua posizione ma soprattutto ai due fiumi (il Kemonia ed il Papireto), divenne meta ambita per i Greci che
popolavano la parte orientale della Sicilia, che, tuttavia, non riuscirono mai a conquistare.
La prima conquista avvenne da parte dei Romani, che, dopo un lungo assedio, riuscirono a sottrarla ai
Cartaginesi di Amilcare Barca, costretti a rifugiarsi alle falde del monte Pellegrino (all'epoca chiamato Ercta):
i tentativi di riconquista dei Cartaginesi risultarono vani e la città divenne una conquista romana col nome
di Panormus. Sotto il governo di Roma, Palermo continuò a ricoprire il ruolo di porto strategico nel
Mediterraneo, vivendo un periodo di assoluta tranquillità per diversi secoli.
Palermo fu città romana fino a quando le invasioni barbariche causarono il saccheggio e la devastazione
della città.
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